PISTO NAPOLETANO

Cosa è e come si prepara!

  • Difficoltà: Facile
  • Preparazione: 5 min
  • Dosi per: 23g
  • Costo: medio (in base al prezzo di mercato dei singoli ingredienti)

Pisto Napoletano

Ingredienti :
– 15g Cannella
– 5g Pepe
– 5g Noce Moscata
– 2g Chiodi di garofano

Ingredienti opzionali:
– 5g Anice Stellato
– 3g Semi di Coriandolo
– 3g Semi di Finocchio
– Paprika un pizzico

A Natale, Napoli profuma di Pisto!” – Questo è quello che dicevano i nostri nonni.
Il Pisto Napoletano è da sempre la pietra angolare della cucina napoletana durante il periodo natalizio. Viene utilizzato in molte ricette tra cui : Quaresimali, Mustacciuoli, Susamielli e Roccocò.
Il Pisto Napoletano è ricavato pestando (da cui il nome) in un mortaio quattro Fondamentali ingredienti: Chiodi di garofano, Noce moscata, Cannella e Pepe nero. A queste vengono aggiunte altre spezie, ma molto varia di famiglia in famiglia.
Oggi giorno, il Pisto Napoletano viene venduto già preparato in comode buste (talvolta monouso e porzionate ) ma se avete l’esigenza di doverlo fare da voi ecco alcuni semplici consigli.

Preparazione:
In una padella o in una pentola a doppio fondo mettiamo tutti gli ingredienti e lasciamo tostare circa 2 minuti a fuoco molto basso.
Il procedimento è esattamente come il metodo di tostatura del riso prima del risotto.
Quando, appoggiato il palmo della mano sugli ingredienti, essi risulteranno caldi, ecco che sarà giunto il momento di spegnere il fuoco ed iniziare la pestatura.
Per questa operazione raccomandiamo l’uso di un mortaio; ma, se sprovvisti, potete anche usare un macina caffè come quello del frullatore elettrico.

Se usate un mortaio, aggiungete prima la cannella, pestate e poi tutti gli altri ingredienti.
Il risultato sarà una polvere molto fine da adoperare il qualsiasi ricetta vogliamo.

Nel caso di un frullatore o di un macina caffè elettrico, mettete tutti gli ingredienti insieme e macinate fino ad ottenere lo stesso risultato.

Noi di In Cucina Con Ale&Giù vi raccomandiamo di aggiungere anche dell’anice stellato, semi di coriandolo, semi di finocchio e un pizzico di paprika nelle dosi consigliate.
Ma ovviamente potete, come al solito, dare sfogo alle vostre fantasie aggiungendo ingredienti e provando.

Quindi, divertitevi e fateci sapere la vostra opinione.
Un saluto da Ale&Giù!




Struffoli napoletani. Storia e ricetta di una icona gastronomica.

  • Difficoltà: Media
  • Preparazione: 25 min
  • Cottura: 15 min
  • Dosi per: 10 persone
  • Costo: Basso
  • Nota Bene: 2 ore di riposo della pasta
Struffoli Napoletani

Gli Struffoli, insieme ai Roccocò, ai Susamielli, Cassatelle e Mustacciuoli, fanno parte dell’antica tradizione napoletana durante il periodo natalizio.
Questo dolce ci riporta all’infanzia quando le nostre nonne lo preparavano nei giorni precedenti al Natale e, secondo l’antica tradizione, ne facevano omaggio ad amici e parenti.

E’ un dolce antichissimo che che ricorda gli “Struggolos” greci che altro non erano che palline di farina e acqua intrise di miele. Il dolce che è restato nei secoli senza subire sostanziali trasformazioni, dovette essere notevolmente apprezzato da Ippolito Cavalcanti (duca di Buonvicino)
che ce ne ha lasciato una ampia descrizione (Clicca qui per leggere).

La ricetta che vi proponiamo è per 1kg di struffoli e gli ingredienti sono:

Per la pasta:
– 500g Farina 00
– 5 Uova intere
– 2 Cucchiai di Zucchero
– 25g Burro
– 1/2 Buccia di limone grattugiato
– 1/2 Buccia di arancia grattugiata
– 1 cucchiaio di Brandy

Per condire:
– 250g Miele
– 100g Zucchero
– 60g Confetti Zuccherati
– 180g Scorzetta di frutta candita(Cedro, arancia, cocozzata )

Per la pasta:
Disponete sul tavolo la Farina a fontana e nel mezzo mettete gli altri ingredienti.
Lavorate l’impasto fino ad ottenere una pasta di media consistenza e lasciatela riposare 2 ore avvolta in un panno all’interno del frigorifero.
Tagliate l’impasto in pezzi, sul tavolo infarinato, e con i palmi delle mani formate tanti bastoncini sottili.
Tagliate dei pezzi di circa 1centimetro di lunghezza disponendoli su un piano leggermente infarinato.
Friggeteli un poco alla volta in olio caldo a fuoco moderato finchè non saranno leggermente dorati.
Sgocciolateli, metteteli su un panno e su carta assorbente ed iniziamo la preparazione per il condimento.

Per il condimento:
In una pentola abbastanza capiente versate il miele, lo zucchero ed un paio di cucchiai di acqua.
Portate ad ebollizione a fiamma bassa e lasciate bollire finchè la schiuma formatasi non scompaia.
Tenendo il fuoco più basso possibile, versate gli struffoli e metà della frutta candita(tagliata a piccoli pezzi) e mescolate per bene in modo che si rivestino uniformemente di miele.
Disponeteli in un piatto di servizio rotondo, inumidito di acqua, e con le mai bagnate di acqua fredda, date loro la forma di ciambella, con un grosso buco al centro.
Spargeteli di confettini colorati e decorateli con il resto della frutta candita rimasta.



Riso e risotti.Quale scegliere?

Arborio, Carnaroli, Roma, Baldo, sono solo alcuni dei tipi di riso più comuni in commercio; infatti, volendo provare a stilare una lista, sono più di 140 le varietà di riso presenti solo in Italia e più di 130Mila nel mondo, senza contare le sottospecie asiatiche, li il numero cresce in maniera esponenziale.
Tutte queste varietà ci possono confondere portandoci ad effettuare una scelta sbagliata e quindi rovinare in modo irreversibile il nostro amato risotto.

Come scegliere il riso giusto?
Come facciamo a districarci tra le tante varianti sugli scaffali?
Ecco una semplice guida con la quale avrai meno difficoltà a scegliere.

Classificazione dei chicchi di riso

La prima cosa che devi sapere è che: NON ESISTE LA VARIETA’ PERFETTA PER IL RISOTTO, ma esiste UNA varietà perfetta in base AL TIPO DI RISOTTO che andremo a preparare.
Devi tenere bene in mente che in base al tipo di chicco ed alle proprietà della tenuta di cottura, il riso si suddivide in quattro grandi gruppi:



Comune(o Tondo): Chicchi piccoli e tondi(>5.2 mm). Tempo di cottura: 12 – 13 min.
Semifino: Chicchi tondeggianti di media lunghezza o semi-lunghi (fra i 5.2 e i 6.2 mm). Tempo di cottura: 13 – 15 min.
Fino: Chicchi lunghi, affusolati e semi affusolati(<6 mm). Tempo di cottura: 14 – 16 min.
Superfino: Chicchi grossi, lunghi e molto lunghi. Tempo di cottura: 16 – 18 min.

Detto questo dobbiamo ora sapere che tipo di risotto vogliamo preparare; ogni categoria di riso ha delle proprietà uniche nel proprio genere che daranno un risultato diverso a seconda del tipo scelto.
Considerando che il riso della categoria “Comune” viene escluso a priori per i risotti, ha la caratteristica di assorbire il condimento, di aumentare il volume del chicco ed è solitamente usata per minestre, timballi e arancini/e.
Vi fanno parte il riso Balilla e riso Originario.

Categoria “Semifino”: a questa categoria appartengono: il riso Argo, Cripto, Lido, Padano, Vialone Nano.
Questa categoria di riso è molto pregiata, perché essendo il chicco ricco di amido, diventa cremoso ed il profumo di questa varietà si intensifica. I chicchi piccoli e tondeggianti assorbono liquidi e condimenti, rilasciando la giusta quantità di amido ma ATTENZIONE!
Questo tipo di riso NON VUOLE la mantecatura con il mestolo in quanto ha una forte tendenza a rompersi durante la preparazione; è dunque consigliata una mantecatura all’onda ed a fuoco spento.
Questa qualità di riso, inoltre, è fortemente consigliata per risotti a base di verdure o selvaggina.

Categoria “Fino”: Ha una consistenza compatta, resiste bene alla cottura ed è adatto per la preparazione di risotti, preparazioni complesse e insalate di riso. E’ raccomandato per la preparazione di dolci ma bisogna prolungare la cottura in modo da scuocerlo.
Questa categoria, inoltre, si divide in due sottogruppi:
MEDIO: Riso Europa, Riso Loto, Riso Riva
– Lungo di tipo A: Riso Drago, riso Ribe, riso Sant’Andrea.
La sostanziale differenza tra questi due gruppi sta nella lunghezza del chicco che nel tipo A supera i 6mm.

Categoria “Superfino”: Caratterizzato da chicchi allungati e dalla consistenza solida, ha un alto contenuto di amido ma, rispetto ad altre varietà, ha una migliore tenuta durante la cottura lenta, quindi è particolarmente indicato per la preparazione di risotti. Mantengono la consistenza, rimangono ben distinti l’uno dall’altro e assorbono liquidi, aromi e condimenti fino a triplicare la loro dimensione. L’elevata tenuta gli consente di sopportare anche una cottura prolungata.
Fanno parte di questa categoria: Riso Carnaroli, riso Roma e il Baldo e l’Arborio.
Il Carnaroli è uno dei prodotti più utilizzati per preparare i risotti sia di mare che di terra, ed è particolarmente indicato per le insalate di riso in quanto mantiene una cottura al dente anche in tempi di cottura molto lunghi.

Un discorso a parte va fatto per il riso Arborio. Fa parte del “Superfino” ma non ha le sue stesse caratteristiche. Questo riso si contraddistingue infatti per un chicco dalla scarsa consistenza, che scuoce velocemente e libera molto amido durante la cottura. Non rimane mai al dente, ma i sapori sono ben assorbiti ed è consigliatissimo nel preparare risotti cremosi di terra.
Si raccomandano tempi di cottura relativamente brevi ed una particolare attenzione alla tostatura che non deve essere troppo intensa.

Ricordatevi che in ogni caso tutto dipende sempre dai propri gusti personali e dalle abilità soggettive in cucina, ma ricordatevi sempre che le ore spese sui fornelli saranno sempre ripagate soprattutto quando si commettono errori.

Detto questo, provate voi stessi le differenze tra i vari tipi di riso e divertitevi dietro ai fornelli, provando e sperimentando, facendoci sapere cosa ne pensate e quale tipologia di riso vi piace utilizzare.

Un saluto da Ale&Giù!


AL Pomodoro

Recensione del ristorante numero uno a Cambridge!

Ciao amici lettori, questa volta abbiamo voluto recensire un ristorante molto famoso di cucina italiana/Siciliana a Cambridge.
Il ristorante in questione è “Al Pomodoro Bar, Ristorante e Pizzeria”.
Secondo noi si è rivelato uno dei migliori ristoranti italiani a Cambridge per servizio, cibo ed accoglienza.

Al Pomodoro ha aperto le sue porte ai clienti meno di un anno fa e, nonostante la giovane “età”, ha già collezionato una lunga serie di commenti positivi sul web ( vedi Trip Advisor).
Proprio tutti questi risultati positivi ci hanno molto incuriosito e siamo andati di persona a constatare l’effettiva realtà dei fatti.
Quello che segue è il racconto della nostra esperienza in una serata particolare, alla vigilia del secondo lockdown inglese.

Accoglienza:
Arrivati all’ingresso siamo stati accolti da Umberto (Socio e Proprietario) il quale ci ha subito accomodati al nostro tavolo e portato i menù.

Menù:
I menù si presentano molto completi con piatti suddivisi per Antipasti, Primi, Secondi e dessert (suddivisi a loro volta in piatti di Carne, Pesce, Vegetariani e Vegani) dando un’ampia possibilità di scelta, soddisfacendo così le proprie diete personali.

Per i drink ci sono due menù:
Uno più generico, in cui sono elencate le bevande popolari, ed uno dei vini su cui si contano più di 100 etichette italiane.

Come al solito ci siamo fatti consigliare dallo stesso Umberto il quale, dopo aver considerato le nostre scelte, ci ha suggerito un Calavianca Bianco IGP delle cantine Vinci (2019) arrivato al tavolo con due bruschettine al pomodoro.

Il vino:
Siamo rimasti piacevolmente soddisfatti dal suggerimento e ci siamo innamorati di questo vino dal primo sorso.
Fresco, secco e dissetante con note di albicocca ideale per un menù a base di pesce o da accompagnare a formaggi stagionati.

Dopo una lunga consultazione abbiamo optato per le seguenti scelte gastronomiche:
Antipasti: Carpaccio di Polpo, Antipasto all’Italiana (porzione per 2 persone), Caponata di Verdure.
Primo: Spaghetti Allo Scoglio
Secondo: Spigola All’Acqua Pazza
Dessert: Tiramisù

Antipasti:
Abbiamo scelto un Carpaccio di Polpo, un Antipasto All’Italiana ed una Caponata di Verdure, tre antipasti scelti in modo da avere un’opinione più globale della qualità del cibo con caratteristiche completamente diverse tra loro accompagnati da una porzione di gnocchi fritti in sostituzione del pane.

Carpaccio di Polpo:
Presentato in un bellissimo piatto, con decorazioni che ricordano molto le ceramiche di Caltagirone, su un letto di rucola e pomodorini Pachino, evidenzia tutto il suo sapore accompagnato da un condimento leggero che ne esalta il sapore.
Tenero al palato, abbiamo apprezzato molto le note contrastanti della rucola e la sensazione di freschezza dovuta ai pomodorini.

Caponata di Verdure:
Piatto tipico della tradizione siciliana, la caponata ha un impatto al palato molto più deciso.
Le verdure sembrano essere cotte al punto giusto e vengono spinte da una nota agrodolce che, dapprima accompagnano il sapore delle verdure stesse ma poi lascia una sensazione di pulito gradevole al palato.
Ciò che lascia colpiti è la sensazione di volerne ancora un boccone già dopo il primo assaggio.

Antipasto All’Italiana:
Classico antipasto con tagliere di salumi affettati, formaggi ed una insalata Caprese; ma il pezzo forte a nostro avviso era l’arancino di ragù.
L’arancino si presenta dorato al punto giusto, croccante fuori e con un cuore tenero e caldo dentro.
E’ proprio il suo interno che ci ha convinti;
Al palato: un cuore di carne ricco di succhi che da subito riempiono la bocca lasciando a chi lo gusta la voglia di volerne ancora uno. Il riso, molto delicato, ha accompagnato il tutto senza coprire il sapore del ragù al suo interno.
In tutta onestà crediamo che sia l’arancino più buono che abbiamo assaggiato a Cambridge.
PROVARE PER CREDERE!

Spaghetti Allo Scoglio:
Al primo impatto, la cosa che colpisce da subito è il profumo intenso che viene su al naso;
Ci ha da subito riportato indietro nel tempo quando si gustava il tutto da un tipico ristorantino in riva al mare con il profumo di salsedine tipico della macchia mediterranea.
Tra le cose più belle di questo piatto di sicuro c’è la porzione abbondante che vagamente ricorda le porzioni delle nonne italiane preoccupate per il nipote “sciupato”.
La pasta è cotta al punto giusto (non pasta precotta tipica della maggior parte dei ristoranti italiani in Inghilterra) e ricca di condimento.
Piacevolissima la sensazione quando la si gusta di trovare all’interno del piatto una buona quantità di vongole, cozze, gamberetti e calamaretti;

Spigola all’Acqua Pazza:
Tenera al palato e con un profumo che viene su che fa venire voglia di assaggiarla immediatamente,
la Spigola All’Acqua Pazza si presenta quasi annegata in un sugo di pomodorini, cipolla, forse un po d’aglio, menta e basilico.
Veramente pochi ingredienti che hanno valorizzato con la loro semplicità un pesce pregiato come la Spigola.
Una nostra personalissima nota positiva va proprio al condimento che ci ha portato a chiedere del pane in più per fare la classica “scarpetta”.

Tiramisù:
Da premettere che, prima di scegliere il dessert, siamo stati fortemente consigliati da Umberto per la scelta del dolce.
Questo perché, dietro il loro tiramisù, c’è la storia di una ricetta centennale di famiglia motivo di orgoglio per tutto lo staff.
Questo ha creato un’aspettativa molto alta verso la quale abbiamo avuto seri dubbi fin da subito.
Ma ogni dubbio è sparito dopo il primo assaggio.
Delicatissimo al palato, leggero, con il gusto del caffè che irrompe sulla lingua subito smorzato da una delicatissima crema al mascarpone che avvolge tutta la bocca.
Dopo il primo assaggio siamo rimasti in silenzio, un silenzio non comune che ci ha riportati per un attimo a casa quando i dolci erano fatti con amore dalle nostre mamme e nonne.
Con mota tranquillità possiamo dire che è sicuramente il tiramisù più buono di Cambridge!
Ad accompagnare il loro “diamante” ci è stato raccomandato un Passito, un vino rosso liquoroso che ricorda vagamente il Port portoghese ma dal sapore più avvolgente.

La nostra esperienza al ristorante Al Pomodoro ci ha lasciato molto soddisfatti.
Abbiamo capito in prima persona il motivo di tutte quelle recensioni positive, da quando siamo entrati è come se per un attimo non fossimo stati più in Inghilterra ma a casa propria.
L’atmosfera è quella che puoi trovare quando vai a cena da vecchi amici; ti senti da subito accolto in un posto dove lo staff non vede l’ora di far assaggiare le proprie prelibatezze in un ambiente rilassato e sorridente.
La storia dietro ai propri piatti ti fa capire che è un’attività portata avanti con passione, cosa che si evidenzia nella loro cucina.
Le decorazioni dei piatti stessi ricordano (come già detto) le ceramiche di Caltagirone così come ricordano il “servizio buono” che le nonne e le mamme italiane tengono da parte per le occasioni speciali.

Sicuramente ritorneremo appena possibile.
E’ stata una bellissima esperienza che consigliamo a tutti quelli che si trova no in quest’area dell’Inghilterra.
Speriamo davvero che questo posto gestito da ragazzi giovani, guidati dalla loro passione, possa solo migliorare ancora seguendo la strada intrapresa.
P.S.: Nel frattempo ordineremo da loro anche takeaway durante questo periodo di Lockdown inglese.






Ristorante Antica Cagliari recensione

Ale&Giù
Ingresso ristorante

Situato in Via Sardegna nel cuore del centro storico cagliaritano ad appena due passi dal porto, si trova uno tra i ristoranti più rinomati del capoluogo sardo : Antica Cagliari. Noi di “In cucina con Ale&Giù” abbiamo deciso di provarlo per voi e quello che ne seguirà vi lascerà senza parole.

Tutti sanno che la Sardegna è una terra ricca di tradizioni, soprattutto culinarie, tramandate nel corso dei secoli fino ad oggi.

Tra le tante ricordiamo i famosissimi Pane Carasau, il Casu Frazigo (meglio conosciuto come Casu martzu) e la fregola.

Siamo stati a Cagliari per una toccata e fuga (un breve weekend) e in molti ci hanno consigliato questo ristorante.

Essendo per noi la prima volta a Cagliari abbiamo fatto alcune ricerche sul posto e con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che il ristorante in questione era esattamente sotto la nostra finestra del b&b.

Esaltati dalla cosa non abbiamo perso tempo e dopo una doccia rinfrescante siamo andati a provare la loro cucina.

Dall’esterno si nota da subito una discreta porticina con una non troppo grande insegna luminosa, seguita da una vetrata dalla quale è possibile ammirare gli interni del locale .

Appena arrivati siamo stati accolti con garbo e gentilezza dallo staff che, appena ha potuto, ci ha preparato un tavolo all’esterno.

La serata era fantastica e la temperatura esterna ci ha consentito di mangiare all’esterno nella splendida cornice del centro storico (per la nostra felicità).

Al momento dell’ordinazione delle bevande ci è stato portato subito il menù dei vini, illustrato con esperienza e professionalità da uno dei camerieri.

Dopo un breve confronto, scegliamo di provare un “Nuragus” della cantina Audarya, un vino secco e medio fruttato dal gusto delicato, adatto a quelle che poi sarebbero state le nostre portate a base di pesce.

Per incominciare abbiamo optato per degli antipasti di degustazione composti da piatti freddi e caldi;

I primi due assaggi di antipasti caldi comprendevano una zuppa di cozze in rosso ed una fritturina di calamari e verdurine.

La zuppa di cozze: da subito siamo stati incantati dal fresco profumo del mare misto alle erbe aromatiche ed alle spezie che ne esaltavano l’aroma. Ma la vera sorpresa è stata nel sapore: delicato e persistente con una punta lievemente piccante ad esaltarne il gusto e la dolcezza, il tutto avvolto da un caldo guazzetto rosso.

Nulla da dire per la frittura mista dei calamari e verdure se non a riguardo la freschezza del pesce, semplicemente squisito; da notare il colorito chiaro della panatura molto croccante indice di un olio di cottura cambiato sicuramente prima del servizio serale.

Dopodichè è stato il turno di due antipasti freddi: tonno alla catalana e insalata di polpo e patate.

Tonno alla catalana: piatto tanto semplice quanto saporito. Sbollentato,marinato in olio extravergine di oliva e poi guarnito con cipolle rosse e pomodorini freschi, è il perfetto connubio tra semplicità e gusto; prova definitiva che a volte per un piatto gustoso bastano pochi ingredienti ma ben accostati tra loro.

Insalata di polpo e patate: di questo piatto ci ha colpito in particolar modo la consistenza ed il gusto delle patate. A prima vista un piatto semplice, ma basta un assaggio per rendersi conto di quanto lontani si è dalla banalità. Le patate, molto soffici e saporitissime, si accostano alla perfezione a quello che è il sapore e la consistenza del polpo; è incredibile l’alternarsi di sapori acidi e dolci che si accavallano l’uno con l’altro in un mix piacevole al palato in cui alla fine prevale la delicatezza del polpo.

Per chiudere la carrellata degli antipasti, ecco serviti altri due antipasti freddi: seppie al radicchio rosso e glassa di aceto balsamico, insalata di gamberetti con sedano e carote alla julienne.

Seppie al radicchio rosso e glassa di aceto balsamico: piatto audace che forse non centra l’obbiettivo di esaltare il gusto delle seppie; da subito prevalgono le note amare del radicchio rosso spazzate poi via dall’agrodolce della glassa all’aceto balsamico; difficile se non impossibile provare (o trovare) il delicato sapore dei cefalopodi in questione.Un vero peccato considerando la freschezza del prodotto che viene in questo modo poco valorizzata.

Insalata di gamberetti con sedano e carote alla julienne: ben diverso è il discorso per quest’ultimo antipasto. La delicata squisitezza dei gamberetti è ben sottolineata da carote e sedano conditi quel tanto che basta ad avvolgere il tutto in un unico ed inconfondibile sapore di mare.

BOTTARGA: Con nostra sorpresa ci è stato offerto un assaggio di Bottarga Sarda molto gradito. Ottimo l’accostamento con sedano ed olio extravergine d’oliva a crudo che bilanciavano ottimamente il retrogusto leggermente amaro delle uova stagionate.

Dopo gli assaggi degli antipasti è stata la volta dei primi: Fregola ai crostacei e spaghetti allo scoglio.

Fregola ai crostacei: buonissima. Non c’è molto da dire al riguardo, il piatto è stato semplicemente ottimo e gustoso. Chiarissimo e delicato il sapore degli scampi di sicuro freschissimi e di alta qualità esaltate da un leggero sorso di vino ad ogni boccone.

Spaghetti allo scoglio: stesso discorso vale per gli spaghetti; esecuzione eccellente a dimostrazione del fatto che anche i piatti più semplici alle volte possono essere i più buoni.

A fine cena non poteva mancare il classico dessert, in questo caso essendo in terra sarda non potevamo non optare per una classica Seadas.

Seadas: la sfoglia esterna fritta ricopriva un cuore caldo di pecorino sardo il tutto avvolto da una colata di miele caldo e scorze d’arancia a parte. E’ stata la prima volta per noi assaggiare questo dessert (per noi quasi inusuale), ma a conti fatti dobbiamo ammetter che siamo stati piacevolmente colpiti dal gusto di così tanti sapori, così diversi tra loro, incredibilmente ben accostati da rendere questo dolce unico nel suo genere.

Siamo stati molto bene; il clima, l’ospitalità, il servizio e l’atteggiamento positivo dello staff tutto, hanno fatto sì che trascorressimo una slpendida serata lasciandoci un bellissimo ricordo. Dopo averlo provato lo consigliamo vivamente a tutti quelli che hanno voglia di passare il capoluogo sardo; crediamo debba essere una fermata obbligatoria per tutti quelli che cercano del buon cibo in un bellissimo ambiente di ospitalità e professionalità.

Spaghetti alle Vongole

Sempre gustoso e mai banale, gli spaghetti alle vongole è un piatto facile e gustoso che da sempre mette d’accordo tutti i commensali sulla sua squisitezza.Ma qual’è il suo segreto? Scoprilo insieme a noi in pochi semplici passi.

Ingredienti

  • 600 grammi di spaghetti
  • 1 kg di vongole
  • 400 grammi di pomodorini
  • 4 spicchi d’aglio
  • 150 grammi di olio d’oliva
  • peperoncino (opzionale)
  • prezzemolo, sale e pepe

La prima cosa da fare, dopo aver lavato e fatto spurgare le vongole(vedi qui), è mettere i molluschi in una padella o una pentola coperta, aggiungere un bicchiere d’acqua ed accendere la fiamma ad intensità media;dopo qualche minuto vedrete tutte le vongole aprirsi e rilasciare il loro sugo.

Spegnete il fuoco e togliete tutte le vongole aperte dalla pentola ( mettendole da parte) facendo bene attenzione eventualmente a qualche guscio rottosi durante la cottura.

Filtrate ora il sugo rimasto nella pentola con un passino molto fitto o con un velo di carta del tipo Scottex.

ATTENZIONE: Ricordate che questa operazione è molto importante poiché proprio questo sugo andrà ad insaporire la pasta!!!!

A questo punto in una padella a parte soffriggeremo l’aglio nell’olio con il peperoncino ed appena l’aglio diverrà color biondo, aggiungiamo i pomodori ragliati a metà.

Quando anche questo sugo sarà pronto, aggiungeremo l’acqua delle vongole precedentemente filtrata e spegneremo il fuoco lasciando riposare .

In una pentola d’acqua bollente caliamo i nostri spaghetti e lasciamo cuocere fino a cottura desiderata che sarà rigorosamente al dente, quasi cruda; scoliamo l’acqua e completiamo la cottura della pasta all’interno del sugo preparato in precedenza.

LA PASTA DEVE ESSERE MOLTO AL DENTE IN QUANTO ASSORBIRA’ GRAN PARTE DEL SUGO DELLE VONGOLE PER COMPLETARE LA COTTURA.

RICORDATEVI CHE SARA’ IL SUGO ASSORBITO CHE DARA’ IL GUSTO PORTANTE DEL PIATTO!

Aggiungete il prezzemolo tritato fresco e procedete all’impiattamento utilizzando le vongole come guarnizione.

BUON APPETITO da Ale&Giù !!

Peperoni imbottiti (Puparuole ‘mbuttunate)

Facili da fare e saporiti, i peperoni imbottiti (o Puparuole ‘mbuttunate per gli amici partenopei) sono da sempre uno dei cavalli di battaglia della cucina napoletana. Ecco come realizzarli senza troppe difficoltà in soli 5 passi . 

Ingredienti:

  • 12 peperoni grandi 
  •  1kg di melanzane
  •  100g olive nere di Gaeta
  • 50g di capperi
  • 250g di pane tostato o pane raffermo
  • 5 o 6 alici salate
  • 4 spicchi di aglio
  • prezzemolo
  • olio – sale – pepe.

 Procedimento

Per prima cosa tagliate a dadini la melanzane e friggetele in abbondante olio, dopodichè, asciugatele e tenete da parte.

Pelate i peperoni avvicinandoli alla fiamma viva del fornello oppure arrostendoli in modo tale che la pelle venga via da se senza troppe difficoltà; privateli del torsolo e dei semi interni .

NEL CASO AVESTE DIFFICOLTA’ A PELARE I PEPERONI VI CONSIGLIAMO DI FARCIRLI DIRETTAMENTE CRUDI, ANCHE PERCHE’ VERRANNO COTTI IN FORNO CON L’UNICO DIFETTO DI NATURA PURAMENTE ESTETICA DELLA PELLICINA BEN IN VISTA.

In una padella a parte soffriggete il pane tagliato anch’esso a cubetti , le olive snocciolate, i capperi , le acciughe private della lisca e l’aglio tritato o se preferite intero per poi toglierlo (questo dipende molto dal gusto personale). Dopo aver lasciato soffriggere per un paio di minuti, spegnete il fuoco ed aggiungetevi le melanzane cotte in precedenza, il prezzemolo tritato ed insaporite con sale e pepe.

Riempite i vostri peperoni con questo miscuglio appena preparato facendo attenzione a non romperli ed appoggiateli in una teglia o pirofila unta in precedenza; infornate a 180 gradi per circa 40 min.